815 220. Il vescovo di Assisi in quel tempo
era andato in pellegrinaggio alla chiesa di San Michele. Mentre
nel ritorno si era fermato a Benevento, gli apparve Francesco,
nella notte del suo trapasso, e gli disse: «Ecco, Padre,
lascio il mondo e vado a Cristo».
Al mattino svegliatosi, il vescovo narrò ai compagni
la visione e, chiamato un notaio, fece segnare il giorno e
l'ora del transito. Ne fu molto rattristato e pianse per il
dolore di avere perduto il migliore dei padri.
Ritornato poi alla sua terra, raccontò ogni cosa e
ringraziò senza fine il Signore per i suoi doni.
CANONIZZAZIONE E TRASLAZIONE DI SAN FRANCESCO
816 220a. Nel nome del Signore Gesù. Amen.
Nell'anno della sua Incarnazione 1226, il 3 ottobre, nel giorno
che aveva predetto, compiuti vent'anni da quando aveva aderito
in modo perfettissimo a Cristo seguendo la vita e le orme
degli Apostoli, l'uomo apostolico Francesco, sciolto dai ceppi
di questa vita mortale, passò felicemente a Cristo.
E sepolto presso la città di Assisi, cominciò
a risplendere ovunque per tanti e così vari miracoli,
che indusse in breve tempo gran parte del mondo ad ammirare
il secolo rinnovato.
Poiché già in diverse parti, si era reso famoso
per lo splendore di nuovi miracoli, affluivano da ogni luogo
persone gioiose di essere state liberate col suo aiuto dai
loro affanni, il signor papa Gregorio, trovandosi a Perugia
con tutti i cardinali ed altri prelati, cominciò a
trattare la sua canonizzazione. Tutti furono concordi e si
dissero favorevoli. Lessero e approvarono i miracoli, che
il Signore aveva operato per mezzo del suo servo, ed esaltarono
con le più alte lodi la santità della sua vita.
Anzitutto vennero convocati a tanta solennità i principi
della terra. Poi, nel giorno fissato, tutto lo stuolo dei
prelati e una infinita moltitudine di popolo accompagnarono
il Papa in Assisi, per celebrarvi, a maggiore onore del Santo,
la sua canonizzazione. Quando tutti si trovarono nel luogo
preparato per una circostanza così solenne, da principio
papa Gregorio parlò al popolo ed annunziò con
affetto dolcissimo le meraviglie del Signore. Poi, con un
nobilissimo discorso, tessé le lodi del padre san Francesco,
versando lacrime di commozione mentre esponeva la purezza
della sua vita.
Finito il discorso, papa Gregorio alzò le mani al cielo
e con voce sonora proclamò … (Tutto il numero
200a, manca nel codice di Assisi, che ha servito da base all’edizione
critica di Quaracchi. Anche il codice di Marsiglia, che lo
riporta con qualche lacuna, si interrompe qui, perché
mutilo dell’ultimo foglio; cf. I Cel., n. 126).